Julio del 2006
gabriel impaglione, convoco i poeti
Convoco i poeti con chitarra
Compagni poeti
in un giorno di torre con campana
in ora dolorosa di papaveri
in un minuto di terminante basta.
Dobbiamo dare battaglia.
per ogni bomba cento versi rigorosi
per ogni sparo una colomba.
Non possiamo essere indifferenti all’ ossario,
non si può
già non si può più
morire di spalle.
Chiamo i giornalisti con onore,
compagni giornalisti,
ai fratelli
all’urgente Assemblea Universale dell’Etica.
Dobbiamo recuperare la parola,
eserciatare la verità a tutto o niente,
rompere il muro di appalusi alla barbarie.
La feroce perversione del silenzio.
Per ogni asticella de osso bruciato
per ogni vomito di piombo sopra il libano
sei nomi di genocidii in prima pagina
attestando le immagini dell’inferno.
Che cada loro il disprezzo dei suoi figli
la condanna dei popoli, l’angoscia
brutale delle vittime morsicando la coscienza.
Oh fratelli
non potremo guardarci negli occhi
ne parlare di poesia e di domani
ne lanciare al volo sogni di un grande pane giallo
per tutti
non potremo cantare bandiere e domeniche
amore giustizia
verità…
non potremo.
non potremo pronunciare voci così semplici.
Non potremo.
Già si sa tutta quella gente che va per i saloni
con la parola libertà nel bavero.
Stanno rompendo il mondo, compagni.
Lo accoltellano giorno per giorno.
Questi sette fanatici di grandi tasche
stanno dividendo il mondo a pezzi.
E allora adesso e qui
noi
niente?
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 15:52, Categoría: poesia
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
edgard ramirez, puerto rico
Nadie esta cuando no se con cual
Nadie esta cuando paran los coches en la noche
Nadie esta cuando no comprendo como
Nadie esta cuando me dices que envenenaron al perro
De tu vecino y estas tan triste
Y ese día masacraron en Bombay y ya Beirut esta partido
Señoras caballeros imposibles, madres locas
Madie esta cuando buscas que te haga
Lo que los dos queremos y te quedas manca
Y yo imbecil no te enseño,
Nadie esta en la calle nadie nadie mas que yo eternamente.
Bendigo al pasar las grises puertas, bebiendome las hieles
Nadie esta cuando desnudo hablo y bailo libertad.
No no no es el perreo, ojalá sintieramos ese corazón
Universal que nos reclama dulce
Madie esta cuando sobre la yerba
Formamos un espacio para todos
Nadie esta , pero yo continúo estoy, estoy aquí entre las lápidas
Por que se tiene que estar con esta vida
y aún cuando me canso lirio sin balas debajo de los obuses
de los poemas de Apollinaire y Mayakoski
de las minas, de los obispos, de los deleznables y mafiosos politicos
de los demonios en el sexo ridiculo del miedo
de toda esta burda porquería,
que hace que un hombre se abochorne de ser hombre
nadie esta cuando de verdad
la noche rompe y notas que ya son tantos siglos
de vergüenza incomprensible
de obviar el alma de las piedras
y la bella realidad de un mundo libre.
(y mira! niño, no seas poeta,
se mejor senador, presidente, explotador…
En vez de decirle a la criatura: se mejor un hombre bueno,
Hasta cuando los analfabetas regirán
Esta mundo que no demuestra el poder
Hasta cuando las piras insensibles.
Los fascistas sobreviviendo democráticamente
Despedazando el planeta, para acabar de indisponernos.
Sabios! Filosofos! Qué se yo de vuestras polémicas inútiles
el rayo mortal del desamparo.
Dios no esta ni estuvo ni estará
Generación de judas, si no con nosotros dentro para apestarnos en esa loca luz.
De los ocultos y prohibidos besos
Vendeis el corazón vendeis la tierra vendeis la vida
Pero el asco hiede en los ojos de mañana
Y en la ruina de vuestra hijas y ciudades pintadas de neones,
Que os confieso adoro.
El fuego de la guerra araña las ventanas
La voraz hoguera de los días
Es triste mas que triste, desolado, atroz
Con la muerte en las persianas.
Nunca fuisteis nada dueños y padres de la guerra,
pero la historia aún habla de vosotros
ministros, diplomaticas, boñiga de mulas
Si no evitamos vuestras primitivas lascívias.
Mientra nos paramos en la iglesia
Y permitirmos el rebuzno repugnante de la burda metafisica
Que tiene como emblema, odia lo distinto y bello y extranjero.
El rebuzno insolente de gobiernos borrachos
De los enemigos de la rosa
Del rayo en la ola y la caracola loca de la espuma
Tristes sombras sin mañana.
Tristísimos frutos de la tierra amarga.
Otra vez y otra vez y otra vez contemplo
El odio el fuego la peste que anida en los que hablan con el odio
Que se arrastra por la onu
Sin saber entregar una sola y sencillísima, -auténtica sonrisa.
Que intente por lo menos recomponer los días.
Que verdaderamente sepa detener el crimen la desfachatez
el triste abominario y la mentira.
Edgar E. Ramírez
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 15:42, Categoría: poesia
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
gennaro carotenuto, italia
|
I veri nemici di Israele
La splendida Cecilia Rinaldini, nel GR3 delle 8.45 di stamane 31 luglio, firma un'eccellente, surreale ma paradigmatica e importante intervista a Massimo Teodori. Rispetto alla guerra in Libano ed al suo rapido trasformarsi in un pantano ed un boomerang per gli israelostatunitensi, l'americanista radical-neoliberal-italoforzuto, opportunamente stimolato dalla giornalista del gr Rai, si dedica in maniera sorprendentemente puntigliosa a dividere le sorti degli Stati Uniti da quelle dello stato israeliano. di Gennaro Carotenuto
A qualunque persona di medio intelletto e cultura è chiaro che per ogni goccia di sangue versata in Libano il governo degli Stati Uniti sia almeno altrettanto responsabile quanto il governo Olmert. Si possono scegliere posizioni giustificazioniste per entrambi i paesi, ma è innegabile la complicità dell'amministrazione repubblicana e la patetica azione dell'ambasciatore presso l'ONU Bolton, scandalosamente a favore del governo dell'ex likudnik Ehud Olmert e del "pacifista" Amir Peretz (quest'ultimo, appesantito in pochi mesi, è oramai il sosia perfetto di Giuseppe Stalin). Nessuno fa mistero del fatto che le più avanzate tra le armi che ammazzano i civili libanesi sono state appositamente inviate dagli Stati Uniti (mentre è invece considerato scandaloso che i razzi di Hezbollah vengano dall'Iran). Eppure Teodori, il più ortodossamente (e grossolanamente) amerikano tra gli intellettuali italiani, di fronte all'estremismo politico che è tanto di Olmert come di Bush, sceglie ai microfoni del Gr3 una linea difensiva che nella sostanza scarica il primo per difendere il secondo. E' una posizione nuova ed interessante. Se massacri come quello di Qana del Libano (da non confondersi con Cana o Canaa di Galilea, come sembrano fare oggi alcuni) causano imbarazzo anche nel più efferato difensore dei crimini del cosiddetto campo Occidentale, la reazione paradigmatica di Teodori (forse da vecchio radicale con reminiscenze antiproibizioniste) è quella di circoscrivere, ridurre il danno per la sua parte politica. E la sua parte politica sono sempre e solo gli Stati Uniti d'America. Ed allora è chiaro che è bene limitare il danno alla sola Israele e indultare gli Stati Uniti stessi. E' una politica (come le bugie) dalle gambe corte, ma non trova argomenti migliori Teodori. Sicuramente, da raffinato intellettuale qual'è (ma brutalmente sguaiato quando si tratta di salvare il proprio universo di riferimento a stelle e strisce) si rende conto di balbettare incalzato com'è da Rinaldini. Dunque, se si sbaglia, è solo Israele che sbaglia, mentre se si ha ragione, sono innanzitutto gli Stati Uniti ad avere ragione.
Chi scrive ha sottolineato spesso il pericolo che la critica ai crimini e al terrorismo di stato praticato dallo stato di Israele sconfini a volte in un non sottovalutabile antisemitismo di/da sinistra. La rozzezza volgare dell'utilizzo di metafore "naziste" per criticare Israele ne è la migliore testimonianza. Ma non per questo sfugge come l'antisemitismo resti storicamente un fenomeno "di destra", conservatore, reazionario, razzista, fascista. Finché lo stato di Israele si illude di fungere da baluardo dell'Occidente cristiano, allora l'alleanza con i fondamentalisti cristiani della Bible Belt o con un Maurizio Gasparri o con il peraltro laicissimo Massimo Teodori può reggere. Ma qui ed ora e finché Israele risponde agli interessi statunitensi. Altrimenti perfino l'incrollabile alleanza israelostatunitense non appare altra cosa che un'accordo circostanziale come incidentale è il fatto geopolitico dell'alleanza militare stessa. Basterebbe ricordare il bellissimo "complotto contro l'America" di Philip Roth, per rivelarne la fragilità e la superficialità.
Triste destino quello di Israele e del popolo ebraico, con amici come Massimo Teodori, John Bolton, Condoleeza Rice o Tony Blair. Indotto dagli Stati Uniti all'errore tragico dell'espansionismo mascherato da lotta antiterrorista, Israele sbaglia perché presume troppo dalla presunta superiorità militare e dal possesso del reale monopolio nucleare regionale. Così lo stato ebraico si mette nel vicolo cieco di Bintl Jbeil e raccoglie l'esecrazione del mondo per una Qana che è già una piccola Sabra e Chatila. Bintl Jbeil è il capolavoro negativo di Tsahal. Fino a ieri l'opinione pubblica mondiale considerava Hezbollah come un gruppo di vigliacchi fanatici lanciatori a casaccio di razzi artigianali. Oggi, con Bintl Jbeil, non solo nel mondo arabo e musulmano, la considerazione per i miliziani Hezbollah che hanno fronteggiato a viso aperto i migliori corpi speciali israeliani con bravura e coraggio si è moltiplicata con ricadute politiche evidenti. Bintl Jbeil si configura -per colpa dell'estremismo e della presunzione di Tsahal- come una vera Masada sciita. Laddove Masada è l'evento costituente dell'epica e dell'orgoglio militare israeliano, così Bintl Jbeil potrebbe dare agli arabi la coscienza che Israele non è più imbattibile. Un disastro, indotto dagli Stati Uniti ma fatto proprio dal governo Olmert, dallo stato maggiore di Tsahal e, quel che è peggio, da buona parte della società israeliana.
Israele, se vuole davvero sopravvivere può usare, ma non farsi usare dagli Stati Uniti. Che è quanto sta avvenendo in questo momento con Israele che si illude di stare combattendo una battaglia per la sua sopravvivenza ed invece sta facendo da carne da cannone per l'ennesima guerra petrolifera in nome e per conto degli Stati Uniti. Se domani in Iran ci fosse un governo anche islamista radicale, ma amico degli Stati Uniti, allora Israele per gli Stati Uniti diventerebbe di colpo meno strategica. Facilmente riemergerebbe quel contesto rothiano che genera l'antisemita Charles Lindbergh. Del resto perché mai un paese governato dai fondamentalisti cristiani dovrebbe essere immune dall'antisemitismo se antisemita è stato il fondamentalismo cristiano per tutta la sua storia?
Israele, nel pantano del Libano, si scopre dunque sola con se stessa. Molto più sola di quanto creda. Sola perché nell'incarnazione di se stessa come baluardo d'Occidente si appoggia a amici infidi che sono in realtà i suoi più naturali nemici, e sola perché, con il suo militarismo suicida ed il suo terrorismo di stato, fa di tutto per inimicarsi chi le è naturalmente amico, quel campo democratico antirazzista che vede nell'antisemitismo una delle forme insostenibili dell'occidentalismo nella storia. E' senz'altro nemico di Israele John Bolton quando copre il terrorismo di stato israeliano. Avviene quotidianamente in funzione di spingere Israele a più crimini, più obbrobri, più odio da parte dei suoi vicini. E' veramente antisemita John Bolton quando si finge amico di Israele impedendone la condanna per spingerla in realtà ad essere mero strumento del disegno imperialista statunitense sul Medio Oriente. E un nemico che sembra agire da amico, spingendoti alla guerra senza più quartiere verso i tuoi vicini, è ben peggiore di un nemico dichiarato. Nasrallah può essere affrontato in molti modi ma Israele è veramente sola solo quando si lascia ingannare dalla mefitica influenza del John Bolton di turno.
Israele sola infatti, sempre circondata da paesi nemici, e vittima della propria idiosincrasia militarista, è ancora più pericolosa per se stessa, per la regione ed il pianeta. L'irrazionalità terrorista della metodica distruzione del Libano si incarica giorno per giorno di dimostrarlo.
http://www.gennarocarotenuto.it
------------
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 15:29, Categoría: periodico
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
susana cordisco, argentina
|
Pidamos perdón , hermano,
perdón por tu dolor
que es el mío
por la rabia que nos une
y el grito que nos contiene,
por el coraje perdido,
por la costumbre del hambre,
por la miseria y las guerras,
por callar
teniendo voz...
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 11:50, Categoría: poesia
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
triplov
"Un país bombardea dos países. La impunidad podría resultar asombrosa si no fuera costumbre. Algunas tímidas protestas dicen que hubo errores. ¿Hasta cuándo los horrores se seguirán llamando errores?" Eduardo Galeano
Amigos e cibernautas em http://triplov.org
A propósito da guerra entre Israel e o Libano, temos em linha textos importantes. Entre outras novidades, que podem ver em baixo, no índice da fachada do TriploV, uma recebe prazenteiras boas-vindas: mais do que poeta, ficcionista e crítico literário, Júlio Conrado é um amigo de há longa data que agora veio triplovear connosco. Abraços <estela></guedes> http://triplov.com
CENÁRIOS DE GUERRA ¿Hasta cuándo? : Eduardo Galeano Terrori$mo de E$tado: Gustavo Dourado Israel-Líbano: Gustavo Barreto POETAS Cementério Judío: Federico García Lorca Tragédia grega: Júlio Conrado Lâmina (e outros poemas): Renato Suttana Lydia Dávila,en la poesía ecuatoriana: Aleyda Q.Rojas Defensa de la libertad: Oswaldo Roses VI Colóquio Internacional "Discursos e Práticas Alquímicas" Associação de Socorros Mútuos Artística Vimaranense GUIMARÃES - 22-24 de Junho de 2006 SURREALISMO Elective Affinities: Philip Lamantia and Laurence Weisberg : By Allan Graubard Terrible 13 Manifiesto Nadaísta: Gonzalo Arango VENDA DAS RAPARIGAS Os Segredos Perdidos da Maçonaria" (uma resenha): Lázaro Curvêlo Chaves ROMANCE: A solidão da verdade: Cunha de Leiradella ISTA (Instituto São Tomás de Aquino) 1. Cadernos do ISTA, nº 17: FERNANDO OLIVEIRA, O CONSTRUTOR DO MITO DE PORTUGAL: José Eduardo Franco 2. Semana de Verão de teologia AUTORES: Manifiesto 2030: Oscar Portela Os papéis de São Paulo setecentista: Adelto Gonçalves Fábula do ódio caímico: Romildo Sant'Anna Dois livros, um prémio: Júlio Conrado Cruzamentos Narrativos de Cadornega: Francisco Soares El realismo de Aristóteles: Oswaldo Roses Como cuidar da paz? : Bento Domingues Pessoa Oculta em Pessoa : Paulo Urban Maternidad no deseada: Sonia Nadhezda Truque Caminhos históricos de S.Brás de Alportel: Teresa Ferrer Passos Teresa Tudela a Bernardim: Estela Guedes Arte e erotismo: Nicolau Saião & Carlos Martins Homem por inteiro: João Garção Matemática... : José Casquilho O jardim de pedra da Penha de Guimarães: José Medeiros Paulo: Entre a lei e a graça: Mário Dirienzo Violação de incompatibilidades: Acácio Barradas EM OBRAS: Crónica de el-rei D.Pedro I: Fernão Lopes "Lili": Estela Guedes Aves observáveis em Britiande: Estela Guedes & Henrique Lima Os Nossos Cordéis Últimas edições - Junho de 2006: Colecção Naturarte, nº 4: Números e outras coisas da vida" Com textos de Andrés Galera, Isabel Serra e Gledson Sousa Apenas Livros Lda Na Galeria Diferença: Alberto Carneiro - Ana Leon - António Palolo - Gaetan - José Barrias - José Conduto - Manuel Baptista - Manuel Valente Alves - Pedro Chorão E colectiva dos alunos de Gravura e Serigrafia Em Setembro: Maria José Palla - A Roda do Tempo
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 11:39, Categoría: web
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
delmira agustini, uruguay
|
Delmira Agustini
Uruguay
Intima
Yo te diré los sueños de mi vida
en lo más hondo de la noche azul...
Mi alma desnuda temblará en tus manos,
sobre tus hombros pesará mi cruz.
Las cumbres de la vida son tan solas,
¡tan solas y tan frías! Yo encerré
mis ansias en mi misma, y toda entera
como una torre de marfil me alcé.
Hoy abriré a tu alma el gran misterio;
ella es capaz de penetrar en mí.
En el silencio hay vértigos de abismos:
yo vacilaba, me sostengo en ti.
Muero de ensueños; beberé en tus fuentes
puras y frescas la verdad; yo sé
que está en el fondo magno de tu pecho
el manantial que vencerá mi sed.
Y sé que en nuestras vidas se produjo
el milagro inefable del reflejo...
En el silencio de la noche mi alma
llega a la tuya como un gran espejo.
¡Imagina el amor que habré soñado
en la tumba glacial de mi silencio!
Más grande que la vida, más que el sueño,
bajo el azur sin fin se sintió preso.
Imagina mi amor, mi amor que quiere
vida imposible, vida sobrehumana,
tú sabes que si pesan, si consumen
alma y sueños de Olimpo en carne humana.
Y cuando frente al alma que sentía
poco el azur para bañar sus alas
como un gran horizonte aurisolado
o una playa de luz, se abrió tu alma:
¡Imagina! ¡Estrechar, vivo, radiante
el imposible! ¡La ilusión vivida!
Bendije a dios, al sol, la flor, el aire
¡la vida toda porque tu eras vida!
Si con angustia yo compre esta dicha,
¡bendito el llanto que manchó mis ojos!
¡Todas las llagas del pasado ríen
al sol naciente por sus labios rojos!
¡Ah! tú sabrás mi amor; mas vamos lejos,
a través de la noche florecida;
acá lo humano asusta, acá se oye,
se ve, se siente sin cesar la vida.
Vamos más lejos en la noche, vamos
donde ni un eco repercuta en mí,
como una flor nocturna allá en la sombra
me abriré dulcemente para ti.
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 10:49, Categoría: poesia
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
delmira agustini, uruguay
Delmira Agustini nació en Montevideo el 24 de octubre de 1887. Muy joven escribe sus primeros poemas.
En 1902 comienza su carrera periodística colaborando en publicaciones nacionales y extranjeras.
Junto a su compatriota María Eugenia Vaz Ferreira, abrieron las puertas a la poesía femenina.
Ignoró las barreras y narró sus sentimientos tal y como los sentía. Sin embargo a pesar de su extremado erotismo no existe una sola desfachatez ni vulgaridad en sus obras.
Murió trágicamente el 6 de julio de 1914 en Montevideo
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 10:41, Categoría: bios
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
amigos de las artes
www.AmigosDeLasArtes.com.ar el 20 de julio cumplio 4 Años
PROGRAMA DE RADIO AM 1010 Onda Latina - martes de 22 a 23 hs Programa de Radio Anunando a las artes AMIGOS DE LAS ARTES
Entrevistas Director del Museo del Banco Nación
desde Miami Estados Unidos Directora de Artexpresion Presidenta del Grupo Clamor SADE
ACTUALIZADA
1 Concursos y Exposiciones - Nuevas convocatorias 2 Programa de Radio (Arte y Cultura) Radio y Internet 3 Tu obra puede viajar por el mundo 4 Notas 5 ya podes anunciar tu exposición o presentación de libro en la radio 6 INSCRIPCION EN Primavera Sobre Rueda 7 Escribi al buzon de los recuerdos (se lee en la radio) buzondelosrecuerdos@amigosdelasartes.com.ar 8 Ver mas en
NOVEDADES - EXPOSICIONES - CONCURSOS
REGISTRATE y se un SOCIO mas
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 10:34, Categoría: web
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
juan gelman, argentina
|
Página 12. Contratapa|Domingo, 30 de Julio de 2006
Errores
Por Juan Gelman
La ONU advirtió 10 veces en el lapso de 6 horas al alto mando israelí sobre el peligro que corría un puesto de cascos azules en la zona del sur del Líbano que su fuerza aérea bombardeaba intensamente el miércoles 25 (El País, 27/7/06). Los militares de las Fuerzas de Defensa de Israel (FDI) prometieron cesar el fuego, pero una cosa son palabras y otra, hechos: un misil de precisión made in USA mató a 4 efectivos desarmados de la Finul (Fuerza Interina de la ONU en el Líbano). ¿Serían terroristas? El puesto de observación estaba perfectamente identificado y era perfectamente identificable. Kofi Annan, secretario general de las Naciones Unidas, consideró que el ataque israelí fue "aparentemente deliberado" y lo calificó de "trágico asesinato". Para el primer ministro Ehud Olmert, se trató de "un error".
Claro que hay errores y errores. Unos días antes de esas muertes, personalidades destacadas de Israel celebraron en Jerusalén el 60 aniversario de... un acto terrorista: la voladura parcial del Hotel King David el 22 de julio de 1946. Palestina era entonces un protectorado inglés, en un ala del hotel residía el alto mando militar británico y el atentado fue obra de la Irgun. Menahem Begin, jefe de esa organización judía, siempre adujo que era un luchador por la libertad de su país, no un terrorista, porque, entre cosas, nunca había perjudicado a civiles. Pero en ese atentado -aprobado por Ben Gurion- murieron 28 británicos y 63 civiles, 41 árabes, 17 judíos y 5 de otras nacionalidades. Ningún gobierno de Israel lo ha condenado hasta el presente. Antes, por el contrario.
Los que homenajearon el atentado "asumen que un luchador por la libertad es una buena persona y que un terrorista es una mala persona -señala Tom Segev en el diario israelí Ha'aretz (23/7/06).
Casi todo terrorista se autodefine como un luchador por la libertad y viceversa: los luchadores por la libertad son calificados de "terroristas". Agrega que el ex primer ministro israelí Benjamín Netanyahu afirmó en la ceremonia que "la diferencia entre una operación terrorista y una acción militar legítima se expresa en el hecho de que los terroristas tratan de dañar a los civiles, mientras que los combatientes legítimos tratan de evitarlo". La captura de soldados israelíes por Hamas y Hezbolá sería entonces legítima. Y ni los 800.000 civiles libaneses obligados a huir de sus hogares ni, si pudieran hacerlo, los 400 civiles libaneses muertos ni los palestinos que las FDI siguen matando en la Franja de Gaza pensarán que los ataques israelíes contra la población entran en la categoría "acciones militares legítimas". La historia de las FDI está plagada de "errores".
El fusilamiento de 200 civiles palestinos contra los muros del cementerio de Tantura el 15 de mayo de 1948, cuando una guerra aseguraba el establecimiento del Estado de Israel, sería entonces un error. Otro, la matanza de más de 100 civiles palestinos en Deir Yassin, el 9 de abril de 1948. Otro más, la demolición de la aldea de Qibya y la muerte de 70 civiles palestinos por efectivos al mando del ex primer ministro Ariel Sharon el 14 de octubre de 1953. O la matanza de 48 árabes -incluidos 6 mujeres y 23 menores de 8 a 17 años- en la aldea árabe-israelí de Kafr Qasim el 29 de octubre de 1956. O la de 140 refugiados palestinos y 135 habitantes locales desarmados de Khan Yunis en Gaza el 3 de noviembre de 1956. Y otro error, el asesinato inconcebible de 1500 a 3500 refugiados palestinos en Sabra y Chatila, perpetrado por milicias de cristianos maronitas el 16 de septiembre de 1982 al amparo de las tropas israelíes que habían rodeado los dos campos, ubicados en territorio libanés. Y aun otro, el ataque de artillería del 18 de abril de 1996 contra la sede de los Cascos Azules en Qana, al sur de Tiro, donde se habían refugiado unos 800 civiles libaneses de los que 106 dejaron de vivir.
La ocupación israelí del sur del Líbano de 1982 al 2000 dio nacimiento a la guerrilla de Hezbolá, que combatió y echó al ocupante. Aplicando la teoría de Netanyahu, Hezbolá, como el Irgun judío, podría considerarse una organización que lucha por la libertad contra un Estado terrorista. Cabe aclarar que Hezbolá es además un movimiento político y social que ocupa el 18 por ciento de las bancas del Parlamento libanés y dos ministerios en su gobierno, que sostiene una red de escuelas y hospitales y que desarrolla numerosos proyectos microeconómicos y de infraestructura destinados a reconstruir el Líbano después de esa primera ocupación. Los bombardeos han logrado que el 96 por ciento de chiítas, el 73 por ciento de sunnitas, el 55 por ciento de cristianos y el 40 por ciento de drusos del Líbano aprueben el secuestro de soldados israelíes, según una encuesta que el Centro de Investigaciones e Información llevó a cabo en Beirut.
La muerte de civiles israelíes por atentados suicidas -a los que Israel supo ponerles coto- y la muerte de decenas de civiles israelíes por los Katyushas de imprecisión iraníes que arroja Hezbolá sobre Haifa y otras ciudades, son absolutamente repudiables. Pero la desmesurada respuesta de Tel Aviv en Líbano y Gaza tiene otras explicaciones. El profesor Gerald Steinberg, de la Universidad israelí de Bar-Ilan, asegura que "en cierto sentido, la preparación (del ataque al Líbano) comenzó en mayo del 2000, inmediatamente después de la retirada israelí... En 2004 la campaña militar, cuya duración prevista era de tres semanas y que estamos presenciando ahora, ya estaba diseñada y en el último año o dos se simuló y ensayó al otro lado de la frontera (con Líbano)" (San Francisco Chronicle, 21/7/06). Esto arroja ciertas dudas sobre cuál habría sido el verdadero origen del enfrentamiento con Hezbolá que causó la muerte de ocho efectivos israelíes y la captura de otros dos.
"La moral no está de nuestro lado" se titula la columna del profesor de la Universidad de Tel Aviv Ze'ev Maoz que publicó Ha'aretz el 25/7/06. "Esta no es una guerra justa -dice-; Israel usa una fuerza excesiva sin distinguir entre la población civil y el enemigo, cuyo único propósito es la extorsión. Hezbolá cruzó una frontera reconocida por la comunidad internacional. Esto es cierto. Pero nos olvidamos que, desde que nos retiramos del Líbano, la fuerza aérea israelí ha realizado misiones diarias de reconocimiento en el espacio aéreo libanés. Estos vuelos no causaron víctimas, pero las violaciones de frontera son violaciones de frontera. En esto tampoco la moral está de nuestro lado." Yagil Levy, profesor de la Universidad Ben Gurion del Néguev señala que el ataque al Líbano es un intento de moldear su orden político a la fuerza. "Aunque supongamos que el gabinete (israelí) tenía claro cuál iba a ser el precio que pagaría el frente interno, ha expuesto a la ciudadanía (israelí) a un peligro real por lo que ha sido presentado como una amenaza futura" (Ha'aretz, 24/7/06).
La Casa Blanca no quiere el cese del fuego que reclaman algunos -pocos- gobiernos europeos, la ONU y la opinión pública internacional: desea "un nuevo Medio Oriente" que dijo Bush, siempre en persecución de un planeta dominado por EE.UU. "Nuestro corazón está con el pueblo israelí -certificó la secretaria de Estado norteamericana Condoleezza Rice-, que sufre ataques terroristas y (el lanzamiento de) cohetes; estos medios no son aceptables en una sociedad culta" (Clarín, 25/7/06). Tiene razón: para las sociedades cultas del llamado Primer Mundo sólo son medios aceptables las invasiones "preventivas" a países soberanos, la ocupación de territorios ajenos, el asesinato de civiles "por error". Entre otras cosas. :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Enviado por Revista Koeyú Latinoamericano
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 10:28, Categoría: periodico
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
Orlando Santana Cabrera, España
|
EL MANIQUÍ QUE SIGUES SIENDO
Prefiero las palabras diminutas
que luego se hinchan
y estallan como globos y se pierden,
a esas otras con vocación de fragua
que ya me las voy creyendo
por su martilleante constancia.
Dices amor mil veces
y queda en el aire
un aliento de vaguedades
que enmohece mis pulmones.
Mejor las hojas
que cruzan
valles y páramos para no volver,
que esas otras que cuchichean
al pie del árbol
que las dejó caer.
Mil veces dices amor,
y como si se tratara de una sábana sucia
le doy vuelta a la palabra
y aparece Roma,
allí donde mis manos estrujaron
el maniquí que sigues siendo.
|
Por lobitogabriel - 31 de Julio, 2006, 10:12, Categoría: poesia
Enlace Permanente
| Comentar
| Referencias (0)
|
gabriel impaglione, el chico de las doce
|
El chico de las doce
El chico de las doce se llama sombrita,
tienealgodoña
una manzana.
Sobre el manubrio equilibrista infancia de trapos,
circo de diarios inútiles.
Vuelve sin pedalear con infancia de cajas aplastadas.
Camina cada noche doce mil años,
trashumante del infierno
del pasado aterido de quejido en vano,
del futuro cortado al ras por una espada.
Respira en su presente de residuo,
de plato recalentado en el brasero,
de cama compartida con infancias de risa raída.
El chico de las doce se llama
un negrito.
Carga también las culpas del alboroto de los perros,
de la mugre que se cae del camión recolector,
de lo que pueda faltar en cada cuadra.
Apuntan sus pistolas la policía
y las Damas Sensibles a la Causa Fascista,
aunque se reúnan en la Comisión de Seguridad Urbana.
Yo no me explico la estupidez desatada.
No puedo creer, me resisto a creer en la hipocrecía.
No puede ser sino ignorancia maquillada
de asistencialismo templario tanto discurso patriotero.
Porqué no desvelan sus pestañas en parir una fábrica,
en pagarle tres pesos más a la muchacha,
en no evadir impuestos,
en dejar de eructar palabras gastadas en los té a beneficio.
Incluso los negritos no pueden comer palabras.
Si almorzaran palabras vendrían a la casa del poeta.
-Los poetas también dejaríamos de cargar con nuestro ayuno-.
Pasarían por casa como pasan
por las puertas de los que hacen lo que pueden
con sus conciencias
aunque voten después por la asistencia imperialista,
aunque voten por la izquierda desunida,
aunque voten en blanco y se vayan a la casa de la playa.
Si los negritos y los blanquitos
que andan a las once y a las trece y a las dos de la mañana
en la calle
comieran palabras
vendrían a mi casa a la casa de Carbone
golpearían en lo de Boccanera en lo de Mourelle en lo de Madrazo
¡verdaderos festines abecedarios!
Pero el chico de las doce y sus mil sombras repartidas
no comen palabras.
Más bien se comen la vida hasta quedar tan desvividos
que un mal día
o una mala noche
ya no hacen ni bulto en la vereda.
Considero a la fanfarria de los mercachifles de la radio,
a los escribas oportunistas, a los maquillados
agentes de la desmemoria televisada en vivo y en directo
parte responsable de este genocidio.
A la piara de traidores que empleados por el pueblo
expoliaron al pueblo para enriquecer a la corona
como parte responsable de este genocidio.
A sus excelencias templarias que dieron la espalda al reclamo
considero parte responsable de este genocidio.
A los empresarios del botón de la máquina especuladora,
a los productores de desindustrialización desocupante,
a los estatizadores de sus deudas privadas,
parte responsable de este genocidio.
Y en el medio una selecta mayoría de inconscientes colectivos
dispuestos a dar lucha en la cola del mercado
que al son del primer basta se encogieron frente a sus televisores
o debajo de sus camas.
A ellos también considero parte responsable de este genocidio.
El chico de las doce va de calle en calle
con su bicicleta
ajeno a los discursos los planes las negociaciones
lejano de las partidas el invento de la soja el subsidio a las privatizadas
los laboratorios
de planes sociales medicamentos o salidas de emergencias.
Siempre lejano, ajeno,
incrédulo
ignorante
atraviesa los años perdidos en bicicleta
siempre a las doce
a pesar de los cambios de gobier |
|
| |